A un'ora o poco più da Roma, il Lazio cambia volto: colline, valli e rupi su cui i borghi conservano ancora la forma che avevano secoli fa. Sermoneta, Subiaco e Civita di Bagnoregio sono tre modi diversi di scoprirlo: un borgo medievale dominato dal suo castello, una valle in cui è nato il monachesimo benedettino, un paese sospeso sul vuoto.
Sermoneta (Latina). Sermoneta sorge su un colle dei Monti Lepini e guarda dall'alto la pianura pontina. Il centro storico, chiuso entro le sue mura, ha mantenuto l'impianto medievale: vicoli in pietra, scalinate, archi, la Loggia dei Mercanti, la cattedrale di Santa Maria e le chiese di San Giuseppe e di San Michele Arcangelo. Tutto il borgo si raccoglie intorno al Castello Caetani, la fortezza che per secoli fu la residenza della famiglia che governò questo territorio. La sua storia è fatta di ampliamenti e passaggi di mano: da dimora signorile, con sale affrescate nel Quattrocento, fu trasformata in fortezza militare dai Borgia, per poi tornare ai Caetani. Oggi il castello è tutelato dalla Fondazione Roffredo Caetani, che si occupa anche del Giardino di Ninfa, nella pianura ai piedi del colle: visitarli insieme permette di leggere lo stesso territorio dall'alto e dal basso.
Subiaco (Roma). Nell'alta valle dell'Aniene, tra i monti Simbruini, Subiaco è legata alla figura di san Benedetto, che qui visse da eremita e fondò le sue prime comunità monastiche, prima di Montecassino. La presenza di monaci ed eremiti dediti alla preghiera e alla meditazione segnò questa valle così a lungo che è ancora ricordata come «Valle Santa». È un luogo che chiede di rallentare: il silenzio, la montagna e la regola benedettina dell'ora et labora, incisa sul portale di Santa Scolastica, danno il ritmo alla visita. Il Monastero di Santa Scolastica si sviluppa intorno a tre chiostri di epoche diverse e qui, nel Quattrocento, fu installata la prima tipografia italiana. Più in alto, aggrappato al fianco del monte Taleo, il Monastero di San Benedetto custodisce il Sacro Speco, la grotta in cui il santo visse in solitudine: un susseguirsi di chiese e cappelle sovrapposte, interamente dipinte, tra cui si trova il più antico ritratto di san Francesco.
Civita di Bagnoregio (Viterbo). Civita è una piccola frazione di Bagnoregio, nella Tuscia, ed è diventata il simbolo di un equilibrio fragile tra l'uomo e il paesaggio. Il borgo sorge in cima a una rupe isolata, circondata dalla valle dei calanchi: colline argillose che la pioggia e il vento modellano e consumano di continuo. La stessa erosione intacca i margini della rupe, e per questo Civita è conosciuta come «la città che muore». Un tempo era unita a Bagnoregio da una lingua di terra, scomparsa dopo un terremoto alla fine del Seicento; da allora il paese è raggiungibile soltanto attraverso un ponte pedonale, che scende dal belvedere e risale fino a Porta Santa Maria, l'unico ingresso rimasto. Oltre la porta, Civita si attraversa in poco tempo, ma la sua forza sta proprio nella misura ridotta: le case in pietra, la piazza della chiesa di San Donato, gli affacci sulla valle.
Vi ricordo di rispettarne i ritmi, le abitudini e la vita quotidiana di chi li vive, scegliendo le botteghe e le trattorie del posto per supportarli e permettere loro di continuare a vivere e lavorare nei luoghi in cui sono nati o che hanno scelto.