Sotto le strade di Roma c'è un'altra città. In molti punti il suolo antico si trova diversi metri sotto quello attuale: case, botteghe, templi e chiese sono stati abbandonati, interrati e riutilizzati come fondamenta per gli edifici successivi. Scendere in questi ambienti significa leggere la città come una sovrapposizione di strati, in cui ogni epoca ha costruito sopra la precedente senza cancellarla del tutto. Questi sono cinque luoghi in cui il racconto è più chiaro.
Case Romane del Celio. Sotto la basilica dei Santi Giovanni e Paolo, con ingresso dal Clivo di Scauro, si aprono una ventina di ambienti affrescati che coprono oltre quattro secoli di storia. Nati come botteghe e magazzini, furono trasformati più volte: in una casa con un piccolo impianto termale, poi in un caseggiato con abitazioni ai piani alti, quindi in una domus di lusso e infine in un luogo di culto cristiano. La tradizione li identifica con la casa in cui vissero e furono sepolti i martiri Giovanni e Paolo, ed è per questo che sopra vi fu costruita la basilica. Pochi luoghi mostrano con altrettanta evidenza il passaggio dal mondo pagano a quello cristiano.
Vicus Caprarius, la Città dell'Acqua. A pochi passi dalla Fontana di Trevi, a oltre nove metri sotto il piano stradale, gli scavi condotti durante la ristrutturazione di un cinema hanno riportato alla luce un caseggiato costruito dopo l'incendio di Nerone, trasformato poi in una ricca residenza e infine abitato nel Medioevo. A dare il nome al sito è però una grande cisterna che raccoglieva l'acqua dell'acquedotto Vergine, voluto da Agrippa: l'unico acquedotto dell'antica Roma rimasto in funzione senza interruzioni fino a oggi, che ancora alimenta la Fontana di Trevi. L'acqua, qui, scorre ancora.
Basilica di San Clemente. Nella valle tra il Celio e l'Esquilino, poco lontano dal Colosseo, San Clemente è forse il luogo in cui la stratificazione di Roma si legge meglio. La chiesa medievale poggia su una basilica paleocristiana del IV secolo, decorata da affreschi; più in basso ancora si trovano gli edifici romani, tra cui una casa il cui ambiente centrale fu trasformato in un santuario dedicato al dio Mitra. Scendendo da un livello all'altro si attraversano, in pochi metri, quasi duemila anni di storia.
Catacombe di San Callisto. Lungo l'Appia Antica, le catacombe di San Callisto furono il cimitero ufficiale della Chiesa di Roma, e si sviluppano per chilometri di gallerie su più livelli. Al loro interno si trova la Cripta dei Papi, che l'archeologo Giovanni Battista de Rossi chiamò «il piccolo Vaticano», perché vi furono sepolti diversi pontefici del III secolo. Poco oltre, la cripta di Santa Cecilia e i piccoli ambienti dipinti dei Cubicoli dei Sacramenti conservano alcune delle più antiche testimonianze dell'arte cristiana. Più che un percorso archeologico, è un luogo che racconta come la prima comunità cristiana di Roma viveva il rapporto con la morte e la memoria.
Domus Aurea. Dopo l'incendio del 64 d.C., Nerone fece costruire una residenza che per sfarzo e dimensioni passò alla storia come la Casa d'oro: padiglioni, giardini e un lago artificiale nella valle in cui oggi sorge il Colosseo. Alla sua morte i successori ne cancellarono la memoria, spogliando le sale e riempiendole di terra. Gli ambienti del colle Oppio rimasero sepolti fino al Rinascimento, quando artisti come Pinturicchio, Ghirlandaio e Raffaello si calarono dall'alto in quelle «grotte» per copiarne le decorazioni: da qui nasce il nome di «grottesche», lo stile pittorico che avrebbe influenzato l'arte del Cinquecento. Oggi si visitano i padiglioni del colle Oppio con percorsi che accompagnano tra le sale affrescate.